11/9, la moglie di una vittima: faccio causa all’Arabia Saudita

“Sono al 104° piano, sto andando verso la tromba delle scale per raggiungere il tetto ed essere salvato”. Thomas Strada è ancora convinto di farcela. Crede di poter tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli. Non sa che pochi istanti dopo la torre nord del World Trade Center di New York, dove lui si trova, collasserà su se stessa. Queste sono le sue ultime parole, urlate al telefono alla moglie Terry. Sono le 10 e 28 minuti dell’11 settembre 2001.

“Vidi tutto in televisione . Quando all’improvviso la torre crollò, capii che mio marito era stato ucciso e che quella sera non sarebbe tornato a casa da me e dai nostri tre figli di 7, 4 anni e 4 giorni”. Terry Strada è una donna dell’11 settembre. Da quasi 16 anni porta avanti la memoria del marito, morto a 41 anni dopo il più catastrofico attentato terroristico della storia.

Il bisogno di giustizia è un valore condiviso da tutti i parenti delle vittime di quell’attacco. Per questo ora centinaia di famiglie hanno scelto di far causa all’Arabia Saudita per “ il ruolo che ha giocato – spiega Terry a La pagina mancante – nel supportare e finanziare Al Qaeda, Osama Bin Laden e i 19 attentatori”.Un iter legale per dimostrare come senza il supporto del regno saudita, i dirottatori non sarebbero stati in grado di organizzare un piano così elaborato e complesso come quello andato in scena l’11 settembre.

Quattro aerei dirottati e una preparazione durata mesi, forse anni, per portare a compimento l’attacco. Alcuni attentatori vennero addestrati a pilotare aerei di linea, gli altri ad impedire le reazioni dei passeggeri e del personale di bordo. Tutto organizzato nei minimi dettagli. Ѐ impossibile, secondo i promotori della causa, che non ci sia stato un supporto esterno, soprattutto economico . “Il regno saudita attraverso meccanismi di beneficenza avrebbe incanalato risorse a supporto dei 19 terroristi, anche mentre si trovavano qui in America, e noi lo vogliamo dimostrare” .

“Gli attentati che in questi ultimi mesi hanno sconvolto l’Europa mi rattristano moltissimo – prosegue Terry. Vedo in televisione la brutalità di questi attacchi e non può che tornarmi in mente quello che ho patito. Ѐ così straziante. Anche per questo continuo a voler perseguire il mio obiettivo contro l’Arabia Saudita, che a mio parere finanzia il terrorismo”.

Per Terry e per le altre 800 famiglie che hanno intentato questa causa, l’Arabia Saudita è corresponsabile di aver ucciso circa 3000 innocenti: padri, madri, figli, fratelli e sorelle. “Speriamo, così facendo, di fermare il flusso di denaro che arriva alle organizzazione terroristiche che continuano a minacciare le nostre città e i nostri concittadini”.
La forza di volontà di Terry Strada e di tutti gli altri parenti delle vittime è ammirevole. Cercano di dare un nome e un volto a chi ha costruito le basi per mettere in pratica quell’attentato. “L’Arabia Saudita continua a proclamarsi innocente, ma noi non ci arrendiamo. Forse ci vorranno anni per avere una risposta, ma noi certamente continueremo a combattere per avere giustizia. Lo devo a me stessa, ai miei tre figli che cresceranno senza padre, ma soprattutto lo devo a Tom, l’amore della mia vita. Il ricordo di quel giorno maledetto mi perseguita ancora oggi, ma cerco di ricordare tutte le cose meravigliose fatte con mio marito e di onorarne sempre la memoria”.

Alessandro Cracco
@alessandrcracco

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Una risposta a “11/9, la moglie di una vittima: faccio causa all’Arabia Saudita

  1. ma la signora é proprio sicura che per il risarcimento deve fare causa all’ Arabia Saudita!!!!?????? Oppure guardarsi un po’ intorno!!!??????

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