Moby Prince, la verità shock: i passeggeri potevano salvarsi

Relitto Moby PrinceLamiera contro lamiera, scintilla dopo scintilla. Una nave, la Moby Prince, si trasforma in un’enorme torcia di fuoco sul mare. Si propaga un inferno di fiamme, fumo denso, tossico, sprigionato dalla combustione del petrolio. Il destino del traghetto e dei suoi 141 passeggeri è purtroppo, drammaticamente, già scritto. L’unico a salvarsi è il mozzo Alessio Bertrand. Pochi istanti prima, quando sono le 22.25 del 10 aprile 1991, proprio la prua del traghetto sperona il lato posteriore destro della petroliera Agip Abruzzo. Una tragedia davanti agli occhi distratti degli operai del porto di Livorno.
Cosa è successo veramente quella notte? Come è possibile che il personale della Moby Prince non abbia visto una petroliera lunga 330 metri e alta come un palazzo di cinque piani? Come mai quella sera nessuno si preoccupa del traghetto, nonostante fosse appena uscito dall’ultima diga del porto?

Rogo Moby Prince

Soltanto mezz’ora prima, il personale della Moby Prince si stava occupando, come ogni giorno, delle operazioni di imbarco. Direzione Olbia. Nel frattempo i passeggeri, ignari del destino incombente, si stavano accomodando: chi in cabina, chi al telefono con amici e parenti, chi al bar della nave per un momento di rinfresco. Il mare calmo, il cielo è limpido. Dalla plancia il comandante Ugo Chessa aveva appena ordinato di mollare gli ormeggi e il traghetto stava salpando dal porto livornese. Circa 20 minuti più tardi il terribile rogo.

Agip Abruzzo

A distanza di 26 anni, la più grande strage della marina italiana in tempo di pace, resta dunque ancora avvolta nel mistero. Tanti, troppi i dubbi: una verità giudiziaria lontana dai fatti, nessun colpevole e l’implacabile dolore dei parenti delle vittime. Eppure nuovi indizi e nuove verità continuano ad emergere, anche dall’analisi del relitto.
Dalla Pagina Mancante di questa tragedia emerge una terribile verità, che riguarda i tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto. Sulla Moby Prince infatti ci sarebbero state ancora delle persone vive! Un fatto sconcertante, che amplifica l’errore dei soccorsi, che invece si concentrarono a lungo solamente sulla petroliera. Quella sera, evidentemente, qualcosa è mancato nel coordinamento delle squadre di salvataggio.

Collisione Moby Prince

Il miracolato Beltrand, il mozzo, nelle sue ultime testimonianze raccolte dalla Commissione parlamentare di inchiesta, smentisce proprio la versione degli ormeggiatori, che avevano dichiarato, che sulla nave, dopo mezz’ora erano già tutti morti. Una tesi assunta, ma che a questo punto sarebbe clamorosamente sbagliata, su cui si sono basate tutte le inchieste giudiziarie sul caso Moby Prince.

Non è vero – dichiara Alessio Bertrand -. Dissi loro che c’erano ancora persone in vita e che i soccorritori dovevano fare presto“. Non a caso sui corpi dei passeggeri viene trovato un tasso di carbossiemoglobina superiore al 90%. Prova che quelle persone, probabilmente svenute e prive di sensi, ma vive, hanno respirato fumo per ore. Mentre le fiamme li avvolgevano.

Quando il comandante Chessa decise di radunare buona parte del personale di bordo e dei passeggeri nel salone DeLuxe – una zona coibentata, in grado di resistere più a lungo al calore e al fuoco – forse non era ancora troppo tardi per organizzare un’operazione di salvataggio. Non a caso, in quel salone, vengono poi trovati 91 dei 140 corpi… C’è, però, un’altra zona che ha attirato l’attenzione degli investigatori.: il garage del traghetto. Qui i rilievi mostrano automobili coperte da fuliggine, con numerose impronte di mano sopra la polvere. Indizi terrificanti, che dimostrano il tentativo dei passeggeri di mettersi in salvo nella parte meno coinvolta dall’incendio e più fredda. Purtroppo comunque senza trovare scampo.

Incendio Moby Prince

Capitaneria, capitaneria, Agip Abruzzo. Fate qualcosa, siamo incendiati. Siamo pieni di nafta che brucia. Siamo a due miglia e mezzo, fuori dal porto“. E’ questo il MAY-DAY, il segnale di soccorso lanciato dalla petroliera al momento della collisione. Una richiesta di aiuto chiara, mentre quelle provenienti dal traghetto, di fatto, non lo sono per niente. Il segnale è molto debole e sovrastato da rumore ed altre comunicazioni. Eccolo: “Moby Prince, MAY-DAY, siamo incendiati! Prendiamo fuoco“.
Le analisi tecniche non hanno escluso nemmeno un possibile malfunzionamento del sistema. Un possibile motivo per il quale il disperato grido d’aiuto di Moby Prince non viene ascoltato.

Anni di processi, tre gradi di giudizi e perizie tecniche di vario genere, hanno quindi individuato e definito come causa del disastro la nebbia, insieme all’errore umano di chi quella sera era nella plancia di comando. Presunti colpevoli, morti loro stessi nella tragedia. Nel 2010 è arrivata la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Livorno, subito accettata dal GIP. Ma per i familiari delle vittime il caso non è chiuso. Da un anno e mezzo le loro speranze sono di nuovo riposte nel lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta, istituita proprio per far luce su questo controverso caso.

In collaborazione con Michela Cattaneo Giussani

La redazione della Pagina Mancante
Alessandro Cracco
@alessandrcracco
Matteo Cappella
@mrcape1

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2 risposte a “Moby Prince, la verità shock: i passeggeri potevano salvarsi

  1. Ma ce n’erano di prove, come il primo peschereccio o traghetto che era andato a soccorrere la nave, ma che è stato intimato di allontanarsi pena la denuncia da parte della nave dei carrambeiros….ho smesso di credere alla politica dopo questa tragedia e quella di Ilaria Alpi. Non c’è giustizia, e come diceva un famoro, se le regole date dai nostri politici hanno portato a questo e alla situazione in cui siamo oggi, stranieri nel nostro paese, beh…forse è ora del caos. Che tristezza.

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