Enigmi archeologici: un misterioso popolo causò la fine dell’età del bronzo

Che fine hanno fatto le brillanti e prosperose popolazioni del Mediterraneo orientale della fine del secondo millennio avanti Cristo? Per gli archeologi l’età del bronzo ha sempre rappresentato un nodo cruciale nella storia dell’evoluzione dell’uomo. Dove intere popolazioni risultavano annientate dalla fame o dalle epidemie. Sconfitte dal nemico, azzerate dalla siccità, dai terremoti e da altre calamità naturali. Talvolta svanite per sempre senza lasciare traccia. Un alone di mistero che per secoli ha sollevato dubbi e domande sulle reali motivazioni che hanno portato al tracollo di quella fiorente società dell’età del bronzo. Oggi, dalla Pagina Mancante di questa vicenda, emerge una nuova e sconcertante verità: un’iscrizione geroglifica, la più lunga mai scoperta in merito, risalente a 3200 anni fa, è stata decifrata. Il contenuto è davvero sconcertante, e apre uno scenario completamente nuovo…
Una scoperta che, come rivela il quotidiano britannico Independent, sembra aver portato a galla la soluzione di uno dei più grandi misteri dell’archeologia del Mediterraneo!

Preziosi indizi. Elementi scolpiti su un fregio in pietra calcarea, che fanno ricadere la responsabilità del collasso di queste antiche civiltà proprio su un misterioso popolo che sarebbe arrivato dal mare. Precisamente dall’Asia Minore
Simbolo dopo simbolo, ideogramma dopo ideogramma, questa catena di geroglifici lunga 29 metri, racchiude – di fatto – le prove di un’invasione dell’antico Egitto e di altre regioni del Mediterraneo orientale. Una banda di “predoni del mare che con incredibile forza e perseveranza invasero Anatolia, Siria, Palestina, Cipro ed Egitto. Radendo al suolo tutte le popolazioni preesistenti. Dove i primi a cadere sarebbero stati addirittura gli antichi egizi.

La chiave per capire tutto ciò sarebbe un’antica lingua, il luvio, appartenente a un sottogruppo del ramo anatolico e parlata nei due millenni che hanno preceduto la nascita di Cristo in alcuni regni marginali dell‘impero ittita, corrispondenti all’attuale Turchia sud occidentale. L’iscrizione scoperta, ora finita sotto la lente degli archeologi, spiegherebbe quindi come le flotte navali di diversi regni asiatici unirono le loro forze, dando vita a una vera e propria confederazione marittima. Una “super potenza del mare“, che travolse le città sulla costa del Mediterraneo orientale.

Un fregio cruciale, rinvenuto nel 1878 nel villaggio di Beykoy, nella moderna Turchia, che è stato finalmente decifrato da un’equipe di archeologi e di ricercatori olandesi e svizzeri, che per anni hanno analizzato capillarmente la lastra. Secondo tali esperti, le iscrizioni in questione vennero commissionate nel 1190 a.C. dal sovrano dello stato di Mira (Asia Minore), il vassallo ittita Kupanta-Kurunta.
A decodificare la pietra, alta 35 centimetri e larga 10 metri, è stato il professore Fred Woudhuizen, uno tra i venti esperti mondiali in grado di interpretare e leggere il primordiale linguaggio luvio.

Detto che l’archeologo francese George Perrot fece appena in tempo a copiare l’epigrafe, prima che il monolite originale venisse utilizzato per la realizzazione di una moschea turca. Ma da quel momento di quella copia non si seppe più nulla. Finché nel 2012, in seguito alla morte di James Mellaart, altro storico e specialista di linguaggi primordiali, fu ritrovata la copia fra le sue carte in una tenuta estiva. Nelle sue memorie lasciò scritto che, se non fosse riuscito a tradurre il testo prima di morire, qualcun altro avrebbe dovuto continuare la sua impresa. Il figlio, quindi, decise di donare la suddetta copia al professore Eberhard Zangger, linguista olandese e presidente della Fondazione Luwian Studies, perché la esaminasse.

L’enigma, però, ora si arricchisce di nuovi interrogativi: cosa possiamo scoprire ancora di questo popolo misterioso? Chi sono questi “uomini venuti dal mare”, potenti al punto di essere riusciti a distruggere intere civiltà? Risposte importanti, che oggi più che mai sembrano a portata di mano…

In collaborazione con Michela Cattaneo Giussani

La redazione della Pagina Mancante
Alessandro Cracco
@alessandrcracco
Matteo Cappella
@mrcape1

8 risposte a “Enigmi archeologici: un misterioso popolo causò la fine dell’età del bronzo

  1. I “Popoli del mare” sarebbero una novità ? Speriamo che i nuovi reperti facciano luce sull’origine, identità ecc., ma che l’arrivo di costoro sia stato un’immane scagura per le civiltà dell’età del bronzo in tutto il mediteraneo si sapeva già da un pezzo. Auguri agli studiosi.

  2. Salve,mi sono imbattuto in quest’articolo per curiosità.
    Sono appassionato di storia antica,e vorrei dire la mia sull’argomento.
    Secondo il mio punto di vista il cosi detto “popolo del mare” sarebbe quello di SHARDANA,antico popolo della sardegna odierna,assieme ad altri.Grazie.

  3. Esatto. I cosiddetti “Popoli del mare”, o Hyksos, li studiavo già io alle elementari negli anni Settanta.
    Possibile che l’articolista non li nomini nemmeno?
    Che poi questi Hyksos fossero da identificare nei Luvii, può esser questa la novità, ma si tratta allora di un particolare che arricchisce un’ipotesi storica già stranota, non certo di nuovi scenari storici.

  4. non si sta forse parlando di un imperatore cinese che organizzo un flotta immensa inviata alla conquista dell’Ovest?
    Nessuno ci trova una relazione? le date coincidono?

  5. sono stati scritti di recente due libri che contengono vere novità:
    Il meteorite iperboreo, della Pendragon;
    Hobevalge, sulla rotta del vento del fuoco e dell’ultima Thule, Gangemi.

    I due libri contengono informazioni fino ad oggi non adeguatamente note agli studiosi “mediterranei” riguardo a miti e storie dei popoli baltici, quali ad esempio i Luvi (oggi livoni). Ci sono ancora dubbi?

  6. Ne “il meteorite iperboreo” ed Pendragon di Syusy Blady Karl Kello e Felice Vinci si spiega da dove venivano e perché erano migrati dal Baltico.

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