Mamma sono diventato cattivo: i criminali della storia erano tutti “bimbi bravissimi” e “mammoni”

Mussolini, Hitler, Stalin, Bin Laden e anche Al Capone. Sono solo alcuni dei personaggi passati alla storia per essere diventati malvagi tiranni, spietati dittatori e pericolosi criminali.

Figure inebriate e corrotte dal potere, diventate purtroppo celebri per aver lasciato un solco profondo nella storia dell’umanità, causando anche guerre e milioni di morti.

Cattivi, con un lato umano molto discutibile o addirittura assente. Eppure, come tutti, anche questi uomini accecati dalla follia hanno avuto una madre. Ovvero inediti rapporti genitore-figlio che probabilmente hanno condizionato le loro vite e la loro crescita, incuriosendo molto gli studiosi…

La Pagina Mancante di questa vicenda ha fatto quindi emergere una sconcertante verità: questi uomini – tra i più pericolosi e temuti di sempre – erano bravi bambini che amavano profondamente la loro mamma! Non solo, in alcuni casi, erano addirittura ritenuti timidi, introversi e un po’ “mammoni”; vittime di una relazione morbosa e a tratti distorta con il seno materno che li aveva allattati…

È il caso di Adolf Hitler. Il Furher infatti adorava, o meglio mistificava, sua madre: Klara Polzl. Una donna dedita alla cura dei figli e della casa, che fu anche molto devota al cattolicesimo. Per Klara la vita di moglie e di madre, però, non fu affatto semplice: ebbe sei figli, ma soltanto Adolf e la sorella Paula, sopravvissero all’infanzia. I lutti in fasce all’epoca erano dolorosamente frequenti e questa sofferenza condizionò tutta la famiglia, costretta a fare i conti con la dura realtà di una mortalità infantile molto elevata .

Una situazione che condizionò il piccolo Hitler legandolo profondamente alla madre, l’unica che fin dai primi anni restò sempre dalla sua parte. Per questo, quando la donna morì a causa di un tumore, il giovane Hitler, ne rimase profondamente addolorato, colpito e segnato. Al punto che lo stesso medico di famiglia, Eduard Bloch, dichiarò di non aver mai visto nessuno “così prostrato dal dolore” per la perdita di una madre.

Per dimostrare tutto il suo amore di figlio, una volta proclamato Fuhrer, Hitler decise di stampare nella memoria collettiva, quello che per lui rappresentava un giorno di commemorazione profonda: la data del compleanno della madre, il 12 agosto. Il Dittatore volle quindi che nel calendario quella data rappresentasse “il giorno d’onore della madre tedesca”. Un legame somatizzato al punto che, il 30 aprile 1945, giorno in cui Adolf si suicidò nel bunker di Berlino, la foto di mamma Klara era ancora lì in bella mostra sulla sua scrivania…

Non fu da meno Benito Mussolini, che seguendo perfettamente le orme del collega tedesco, rimase attaccato alla gonna della madre per tutta la sua esistenza. Rosa Maltoni, destinata a diventare la mamma del Duce, era impiegata come maestra della scuola elementare. Definita come una gran lavoratrice e una donna affettuosa. Tra lei e il suo piccolo Benito si instaurò sin da subito un rapporto di complicità, sebbene a dire della madre, il Duce si era rivelato già da piccolo un “bel monello irrequieto. Il loro legame e quell’affetto smisurato furono però interrotti, in maniera inaspettata e improvvisa, quando un attacco di meningite fulminante colpì Rosa, a soli 46 anni. Così, l’unica figura femminile che poi trovò un posto nello studio di Palazzo Venezia, fu proprio quella della mamma Rosa. Nessuna traccia invece di immagini della moglie Rachele, né tanto meno della storica amante Claretta.

Ekaterina Geladze, mamma di Stalin, era invece una lavandaia. Aveva i capelli rossi, per cui è difficile credere che fosse georgiana. Probabilmente, per gli studiosi è facile che appartenesse ad una tribù originaria dell’Iran. Il primo e il secondo figlio morirono in tenerà età, mentre il terzo bimbo venuto alla luce, Josif, sopravvisse: per lui il destino aveva in programma il ruolo di segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, incarico di potere durato poi ben 31 anni!

Stalin, cresciuto in un ambiente di povertà e miseria, trovò nella forza di volontà della madre l’esempio da seguire. Infatti, una volta rimasta senza marito, Ekaterina si rimboccò le maniche e lavorò anche come sarta, proprio per assicurare al figlio una formazione religiosa. E inizialmente fu proprio lei a desiderare che il suo tanto amato e unico figlio diventasse un prete, ma lui ovviamente non ne volle sapere…

Come la madre di Stalin, anche Teresa Raiola, mamma di Al Capone, il criminale e gangster più famoso della storia, era una sarta. La donna aveva da sempre un debole per Alfonso, il quarto figlio, soprattutto in seguito alla morte del padre, quando si era autoproclamato Capofamiglia. Finché visse, mamma Teresa continuò a definire il proprio figlio come un bravissimo ragazzo. Peccato che già a quel tempo Al Capone tenesse già in scacco buona parte della città di Chicago…

Va detto che anche Alia Ghanem ha sempre pensato che il proprio erede, Osama Bin Laden, fosse un bravo figlio. Per quella donna che con gli occhi dell’amore guardava il suo piccolo, l’uomo che poi colpì al cuore l’Occidente aprendo un’era di terrore con gli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, era “un bambino dolce, che amava sua madre e a cui piaceva tanto studiare”. La sua rovina? Incontrare all’università delle persone “che lo hanno portato sulla strada della radicalizzazione”. Già, le famose cattive compagnie

In collaborazione con Michela Cattaneo Giussani

La redazione della Pagina Mancante
Alessandro Cracco
@alessandrcracco
Matteo Cappella
@mrcape1

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