Uccidere per intrattenimento: il terribile segreto delle feste naziste della contessa Margit Thyssen

Un castello, una festa nazista e un terribile massacro. Potrebbe sembrare una sceneggiatura simile a quella di “Bastardi senza gloria”, eppure tutto questo è accaduto nella realtà per opera di feroci carnefici. Il castello in questione è quello di Reichnitz, situato in un piccolo comune dell’Austria al confine con l’Ungheria, proprietà della famiglia Thyssen.

Nella notte tra il 24 e il 25 marzo 1945 la contessa Margit Thyssen decide di dare l’ultima festa della stagione, in onore del distaccamento delle SS di stanza nella cittadina. Offrendo però ai suoi ospiti, come macabro intrattenimento, la mattanza di 200 ebrei. A organizzare il tutto, ci pensano concretamente due uomini: Franz Podezin, ufficiale della Gestapo e Joachim Oldenburg, un dipendente della Thyssengas e membro influente del partito di Hitler. Quaranta circa gli invitati fra ufficiali delle SS e giovani nazisti. Altezzosa e superba, Margit incarna la perfetta Dama del Reich che si divide tra balli scatenati, ricevimenti e sedute esoteriche. Incontri molto discussi, nel corso delle quali, si narra, venisse anche fatto anche ampio uso di stupefacenti. Necessari, anche per amplificare la ferocia delle azioni disumane contro gli ebrei, che seguirono in particolare quella disgraziata notte… 
La fredda cronaca del racconto, parla quindi di balli e risate fino a mezzanotte. Tutto accompagnato da champagne e svariate scene orgiastiche. A questo punto, però, agli invitati serve qualcosa per rendere indimenticabile l’ultimo baccanale della contessa. Proprio in quell’istante l’Orstruppenleiter, capogruppo locale del partito nazista, un riceve una telefonata dall’ufficio politico militare di Oberwart.

Gli viene comunicato che alla stazione di Reichnitz è arrivato un contingente di ebrei affetti da febbre petecchiale e anche per questo deve essere eliminato. Podezin, allora, pensa di poter sfruttare questa “occasione” per fornire agli invitati un “eccezionale diversivo” durante la serata e comunica a tutti i presenti che, chi vuole, può accomodarsi per “uccidere qualche ***** ebreo”. Cosa che molti dei presenti, ubriachi e non solo, accettano immediatamente e volentieri. Arrivati nella stalla, ecco Podezin, la contessa e altri quindici invitati che fanno immediatamente spogliare i prigionieri e iniziano ad ucciderli. Uno ad uno. E’ un vero massacro. Solo quando il sangue inizia a rapprendersi sotto gli stivali dei presenti, che gozzovigliano in quella sadica situazione, gli ospiti iniziano ad andarsene soddisfatti e divertiti.

Il mattino seguente, un tale Stefan Beiglboeck, si vanta di averne uccisi addirittura sei a mani nude. Quasi tutti gli ebrei sono morti. Solo in 15 si sono salvati, ma solo perché devono ancora scavare delle fosse riporre i cadaveri dei loro amici. Ma anche per loro nessuna pietà: saranno infatti ammazzati il giorno seguente.

Quando il 29 marzo arriva l’Armata Rossa lo spettacolo che appare davanti ai loro occhi è quindi terrificante. Ventuno tombe, ciascuna delle quali contiene dai dieci ai dodici corpi. «Apparentemente – si legge nel rapporto compilato il 5 aprile dai sovietici – gli ebrei sono stati brutalmente e ripetutamente colpiti con bastoni prima di essere uccisi con armi da fuoco». Il documento, ritenuto propaganda comunista, viene dimenticato. Margit Thyssen intanto scappa in Svizzera, dove il padre Heinrich ha vissuto durante la guerra. Muore nel 1989, mai perseguita, dopo essere tornata sul luogo del massacro… ma solo per l’ennesima battuta di caccia.

Questo è il terribile segreto dei Thyssen, così come lo ha ricostruito e raccontato nel 2007 David Litchfield, autore inglese, sull’Independent di Londra e sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, autorevole giornale tedesco. Dopo diversi anni, e per la prima volta, in Germania adesso si parla apertamente di questa vicenda che tocca da vicino una delle famiglie più famose e ricche d’Europa. I Thyssen, la dinastia, che come molti sanno ma pochi raccontano, si è arricchita proprio con le forniture militari durante la prima guerra mondiale e poi durante il nazismo.

Il vaso di Pandora dei Thyssen è stato dunque scoperchiato in casa, in Germania. Questo macchia, in maniera indelebile, la reputazione della stimata famiglia tedesca. La Pagina mancante di questa storia è dunque da ricercarsi nelle ripetute coperture, nella complicità e nell’omertà politica e militare, come nella volontà di portare all’oblio queste pagine sanguinarie della storia moderna.
La coscienza tedesca, tuttavia, ha cercato di riparare all’orrore con la costruzione di monumenti in memoria di tutte quelle vittime innocenti. Persone che, totalmente incolpevoli, hanno perso la vita durante l’orribile periodo nazista. Oggi a Reichnitz, infatti, esiste anche una statua eretta accanto ai ruderi di quel Castello, sui quali è posta una lapide con scritto “24 marzo 1945“. Un monito per le future generazioni, dell’inaudita crudeltà umana e dei sui oscuri quanto vergognosi segreti.

In collaborazione con Nausica Samela

La redazione della Pagina Mancante
Matteo Cappella
@mrcape1
Alessandro Cracco
@alessandrcracco

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