A Medjugorje qualcosa non torna: un film accusa i Vescovi di Mostar. L’ombra del KGB e un generale misterioso

Le apparizioni della Vergine a Medjugorje: le incertezze della Chiesa e le incrollabili certezze dei fedeli. Un capitolo controverso del rapporto tra fede, eventi soprannaturali e la proverbiale prudenza del Vaticano… Dentro il quale oggi affiorano nuovi dubbi. Una serie di documenti inediti, infatti, porterebbe alla luce un’oscura storia di intrighi, ricatti e addirittura persecuzioni, per mano della politica dei regimi comunisti. Continua a leggere

Hitler ossessionato dalla droga: ebrei cavie per potenziare i soldati

Hitler era un abituale consumatore di droga. E come lui molti degli uomini del Terzo Reich. Metanfetamine, per la maggior parte, che venivano assunte in grandi quantità e sviluppate usando le cavie umane dei campi di concentramento. Una Pagina Mancante che emerge tra i misteri che ancora oggi avvolgono la storia del nazismo. Elementi più precisi, che dagli archivi un tempo segreti portano oggi alla luce le terribili verità sulle sperimentazioni scientifiche promosse e incentivate dal dittatore. Studi e test su esseri umani portati avanti con lo scopo “ufficiale” di potenziare le performance fisiche e cognitive dei soldati. Ovvero con il dichiarato obiettivo di migliorare il rendimento sul campo dell’esercito tedesco, durante le estenuanti battaglie, in qualsiasi condizione di clima estremo e durante gli interminabili attacchi notturni. Continua a leggere

11/9, le “nuove” foto del Pentagono: quell’aereo mai visto

Che fine ha fatto l’aereo che ha colpito il Pentagono? Quel Boeing 757 si sarebbe sbriciolato colpendo il lato ovest del più importante edificio della sicurezza americana: il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti. E’ questa in sintesi la versione ufficiale del Federal Bureau of Investigation (FBI), che, per supportare questa tesi e le relative analisi, ha di recente (ri)pubblicato le foto che ritraggono le drammatiche conseguenze dell’impatto tra il 757 e il Pentangono. Scatti postati nella sezione The Vault, del sito ufficiale del’FBI, in modo che chiunque, in tutto il mondo, possa sfogliare una pratica library in digitale, contenente oltre 6 mila documenti; tra cui appunto queste selezionatissime foto, che rappresentano (in ogni caso) la testimonianza reale di ciò che è avvenuto davvero quella terribile mattina. Continua a leggere

I sottomarini nucleari abbandonati. Kola: il recupero dei relitti

Se la fantasiosa storia del Capitano Borimir racconta di un ritorno alla base malinconico, l’effetto di quello storico abbandono è ben più concreto e reale. Tra il 1990 e il 1991 il problema del “cimitero dei sottomarini” diventò una vera bomba ecologica. Per capire la portata del problema, basta mettere su un motore di ricerca internet la chiave “Submarine Graveyard“, ed ecco il risultato . Quel rifugio sulla costa orientale della Russia, che al termine della guerra fredda, è diventato per anni il nascondiglio della più grande e degradata flotta di sommergibili a propulsione nucleare del mondo. Una discarica di reattori dismessi, dove da almeno 30 anni si accumulano scorie altamente radioattive. I meno pericolosi, quasi 20.000 “carichi”, sono stati affondati più o meno di proposito. Dopo anni di indifferenza, intorno al 2012, i Governi di mezza Europa vengono però informati dalla Russia di questi scarichi scellerati, contestualmente ad una palese richiesta di aiuto per lo smantellamento dei tantissimi relitti sparsi lungo chilometri di coste innevate. Continua a leggere

I sottomarini nucleari abbandonati. Kola: ritorno alla base

L’immagine della luna riflessa nelle gelide acque della baia di Kola si fece traballante. Quello specchio perfettamente liscio iniziò ad incresparsi, scomponendosi e spezzandosi in mille frammenti luccicanti. Prima lentamente, in silenzio, poi accompagnata da un crescente gorgoglio, simile a quello dell’onda di risacca. La quiete dell’acqua veniva turbata da una presenza ingombrante: una sagoma scura che provava senza grande successo a nascondersi nella notte. Un gigantesco profilo tondeggiante, che affiorava lento, emergendo con decisione dalle profondità del Mare di Barents. Un mostro marino nero, nel cui stomaco brontolava la più devastante delle potenze: quella nucleare. Un’arma letale, la cui progettazione non aveva minimamente tenuto conto degli effetti collaterali dell’usura e del passare degli anni. Il tempo di completare l’emersione e il Capitano Borimir Rybakov uscì dal portellone, ammirando le rotondità del suo Classe Akula. Fiero e deciso, il sommergibile si dirigeva col passo dei 20 nodi verso la base di Murmansk, quartier generale della Flotta Russa del Nord. Continua a leggere