I sottomarini nucleari abbandonati. Kola: ritorno alla base

L’immagine della luna riflessa nelle gelide acque della baia di Kola si fece traballante. Quello specchio perfettamente liscio iniziò ad incresparsi, scomponendosi e spezzandosi in mille frammenti luccicanti. Prima lentamente, in silenzio, poi accompagnata da un crescente gorgoglio, simile a quello dell’onda di risacca. La quiete dell’acqua veniva turbata da una presenza ingombrante: una sagoma scura che provava senza grande successo a nascondersi nella notte. Un gigantesco profilo tondeggiante, che affiorava lento, emergendo con decisione dalle profondità del Mare di Barents. Un mostro marino nero, nel cui stomaco brontolava la più devastante delle potenze: quella nucleare. Un’arma letale, la cui progettazione non aveva minimamente tenuto conto degli effetti collaterali dell’usura e del passare degli anni. Il tempo di completare l’emersione e il Capitano Borimir Rybakov uscì dal portellone, ammirando le rotondità del suo Classe Akula. Fiero e deciso, il sommergibile si dirigeva col passo dei 20 nodi verso la base di Murmansk, quartier generale della Flotta Russa del Nord. Continua a leggere