I nazisti americani e il sostegno a Donald Trump

Quando abbiamo ricevuto questa mail non potevamo credere ai nostri occhi. L’idea era quella di raccontare un movimento politico americano poco conosciuto in Italia, un gruppo che attraversa l’intero Paese e che ha sostenuto, anche se non ufficialmente, la corsa presidenziale di Donald Trump. Continua a leggere

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11/9, le “nuove” foto del Pentagono: quell’aereo mai visto

Che fine ha fatto l’aereo che ha colpito il Pentagono? Quel Boeing 757 si sarebbe sbriciolato colpendo il lato ovest del più importante edificio della sicurezza americana: il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti. E’ questa in sintesi la versione ufficiale del Federal Bureau of Investigation (FBI), che, per supportare questa tesi e le relative analisi, ha di recente (ri)pubblicato le foto che ritraggono le drammatiche conseguenze dell’impatto tra il 757 e il Pentangono. Scatti postati nella sezione The Vault, del sito ufficiale del’FBI, in modo che chiunque, in tutto il mondo, possa sfogliare una pratica library in digitale, contenente oltre 6 mila documenti; tra cui appunto queste selezionatissime foto, che rappresentano (in ogni caso) la testimonianza reale di ciò che è avvenuto davvero quella terribile mattina. Continua a leggere

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I sottomarini nucleari abbandonati. Kola: il recupero dei relitti

Se la fantasiosa storia del Capitano Borimir racconta di un ritorno alla base malinconico, l’effetto di quello storico abbandono è ben più concreto e reale. Tra il 1990 e il 1991 il problema del “cimitero dei sottomarini” diventò una vera bomba ecologica. Per capire la portata del problema, basta mettere su un motore di ricerca internet la chiave “Submarine Graveyard“, ed ecco il risultato . Quel rifugio sulla costa orientale della Russia, che al termine della guerra fredda, è diventato per anni il nascondiglio della più grande e degradata flotta di sommergibili a propulsione nucleare del mondo. Una discarica di reattori dismessi, dove da almeno 30 anni si accumulano scorie altamente radioattive. I meno pericolosi, quasi 20.000 “carichi”, sono stati affondati più o meno di proposito. Dopo anni di indifferenza, intorno al 2012, i Governi di mezza Europa vengono però informati dalla Russia di questi scarichi scellerati, contestualmente ad una palese richiesta di aiuto per lo smantellamento dei tantissimi relitti sparsi lungo chilometri di coste innevate. Continua a leggere

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11/9, la moglie di una vittima: faccio causa all’Arabia Saudita

“Sono al 104° piano, sto andando verso la tromba delle scale per raggiungere il tetto ed essere salvato”. Thomas Strada è ancora convinto di farcela. Crede di poter tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli. Non sa che pochi istanti dopo la torre nord del World Trade Center di New York, dove lui si trova, collasserà su se stessa. Queste sono le sue ultime parole, urlate al telefono alla moglie Terry. Sono le 10 e 28 minuti dell’11 settembre 2001.
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Sulle tracce di Maria Maddalena. Visse in questa grotta in Francia

Il rumore della risacca si fece sempre più forte. La luna velata dalle nuvole illuminava a malapena quel tratto di mare. La costa si avvicinava sempre più e quella piccola barca senza remi né vele si muoveva lentamente spinta dalla corrente o, come molti amano credere, dalla Provvidenza. Continua a leggere

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I sottomarini nucleari abbandonati. Kola: ritorno alla base

L’immagine della luna riflessa nelle gelide acque della baia di Kola si fece traballante. Quello specchio perfettamente liscio iniziò ad incresparsi, scomponendosi e spezzandosi in mille frammenti luccicanti. Prima lentamente, in silenzio, poi accompagnata da un crescente gorgoglio, simile a quello dell’onda di risacca. La quiete dell’acqua veniva turbata da una presenza ingombrante: una sagoma scura che provava senza grande successo a nascondersi nella notte. Un gigantesco profilo tondeggiante, che affiorava lento, emergendo con decisione dalle profondità del Mare di Barents. Un mostro marino nero, nel cui stomaco brontolava la più devastante delle potenze: quella nucleare. Un’arma letale, la cui progettazione non aveva minimamente tenuto conto degli effetti collaterali dell’usura e del passare degli anni. Il tempo di completare l’emersione e il Capitano Borimir Rybakov uscì dal portellone, ammirando le rotondità del suo Classe Akula. Fiero e deciso, il sommergibile si dirigeva col passo dei 20 nodi verso la base di Murmansk, quartier generale della Flotta Russa del Nord. Continua a leggere

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